Vardón sì da descóre, ma ancia da rivà a ‘na conclusión. Par fà calcòssa, par nó lassà massa rebandonàth i nòstre bósch. Se torna fòra i vèci i ne cópa…

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martedì 27 luglio 2010

Questa non ci voleva: una nuova piantaccia da estirpare

A tutti gli uomini (e, perché no, anche alle donne) di buona volontà, proprietari di boschi e non, segnalo un’azione utile: la lotta attiva per contenere il diffondersi negli ambienti forestali di una nuova pianta invasiva (non ci bastavano le altre piante infestanti già presenti…) . Si tratta di Spiraea japonica (per brevità spirea), un arbusto semi legnoso che da almeno una decina d’anni si sta espandendo nei nostri boschi in una maniera che io ritengo preoccupante. E’ molto facile da riconoscere, la vedete nelle foto qui vicino. E’ una pianta non autoctona, introdotta e usata a scopo ornamentale, quindi “sfuggita” dal controllo dell'uomo e adattatasi a vivere nei boschi. Nei querco-carpineti, specialmente, questa piantaccia si diffonde di anno in anno coprendo ampie superfici, sia in piena luce che in condizioni di parziale ombreggiamento. Solo l’ombra completa sembra frenarne la comparsa in massa. I maggiori problemi, come immaginabile, questa pianta li crea nelle tagliate, quando cioè si passa  improvvisamente da condizioni di forte copertura delle chiome a condizioni opposte. In contesti di questo genere, la sua comparsa e la successiva espansione sono quasi garantite. Il danno principale è dato dalla forte concorrenza che essa esercita nei confronti delle specie arboree tipiche. Nel caso specifico, i semenzali e le giovani pianticelle di carpino bianco, solitamente molto vigorose e coprenti, si ritrovano soffocate dal diffuso cespugliame di spirea, deprimendosi fino a morire. Quindi questa piantaccia fa dei bei danni, come potete capire. Io mi sono dedicato a contenerla, nel bosco di Ligónt, negli anni passati, con risultati insoddisfacenti. Vale a dire che ho cominciato con l’estirpare le piante intere, con le radici, durante l’inverno. La stagione seguente, il risultato era che non c’erano più le piante vecchie, avendole tolte, così ne nascevano un’infinità di nuove dai semi presenti nel terreno (è una caratteristica di queste piante produrre seme in quantità impressionante). Mi ritrovavo quindi con un tappeto di nuove pianticelle che rimpiazzavano quelle che avevo estirpato.
Per qualche anno non ho più fatto niente, poi, vista l’invasione, ho cambiato strategia: taglio raso terra dei cespugli di spirea durante l’inverno e successivo diserbo (con Glifosate) durante la stagione seguente, sui ricacci erbacei. Neanche questo tipo di intervento però mi ha soddisfatto: il danno del diserbante su tutta la restante vegetazione è a mio avviso troppo forte (vinca, acetosella, semenzali di carpino: tutto che se ne va…). Credo, quindi, che una strategia in grado di ovviare ai problemi che ho detto possa essere quella di eseguire l’estirpazione delle piante in piena vegetazione, prima però della completa fioritura, in maniera tale da impedire la formazione del seme. Forse, interventi di questo tipo, ripetuti per qualche anno, sarebbero in grado di contenere la diffusione massiccia di questa piantaccia. Unico problema, considerata la vita che conduciamo, quello di trovare il tempo e la voglia per fare questo tipo di lavori forzati.
In ogni caso ricordatevi: estirpiamola il più possibile!

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